Quarta

Cadorina d’adozione, come lei stessa si presenta nella quarta di copertina delle sue opere, Giovanna Zangrandi nasce in realtà in provincia di Bologna e si trasferisce a Cortina nei primi anni Trenta. La scelta della montagna costituisce per lei una nuova nascita, simbolicamente rappresentata dall’abbandono del nome di origine (Alma Bevilacqua) e dalla decisione di interrompere una promettente carriera universitaria in ambito scientifico per intraprendere quella più incerta di scrittrice. L’amore per il Cadore è, quindi, nella Zangrandi, non pura ammirazione delle bellezze paesaggistiche ma radicato bisogno di un luogo in cui sentirsi pienamente se stessa e fondersi con l’elemento naturale. La montagna assurge così a luogo tematico ricorrente non solo in ogni sua opera edita, da quella d’esordio, Leggende delle Dolomiti, ai romanzi, al diario di militanza partigiana (I giorni veri), alla cronaca del Campo rosso, il racconto della costruzione del rifugio Antelao tra mille difficoltà, ma anche nei suoi numerosi racconti (circa quattrocento), pubblicati, lungo tutto l’arco della sua esistenza, in giornali e riviste nazionali di rilievo e ora conservati nel suo archivio personale. Il volume Racconti del Cadore offre ora, per la prima volta, al lettore la possibilità di leggerne una selezione in raccolta, per poter così scoprire l’eccezionalità di questa figura intellettuale, capace di offrire brani in cui la soggettività e la memoria si fondono con il racconto dell’esperienza di vita in montagna e il ritratto dei suoi abitanti.

Autore

Giovanna Zangrandi
Giovanna Zangrandi Partigiana, alpinista e scrittrice, nasce a Galliera (Bologna) nel 1910. Dopo aver conseguito nel 1933 la laurea in Chimica e nel 1934 il diploma in Farmacia, si trasferisce in Cadore. Durante la Resistenza milita come staffetta e, al termine della guerra, fonda e dirige il giornale «Val Boite». Seguendo l’innata vocazione alla scrittura, pur con molte difficoltà, nei primi anni Cinquanta raggiunge il successo con I Brusaz (Mondadori, Milano 1954), romanzo che riceve il premio Deledda e le permette di avviare un decennale rapporto editoriale con la Mondadori. Tra le sue opere più importanti, Il campo rosso (Ceschina, Milano 1959, vincitore del premio Bagutta), I giorni veri (Mondadori, Milano 1963), Anni con Attila (Mondadori, Milano 1966). Muore nel 1988, dopo una lunga malattia.