Michele De Lucchi, Claudio Salsi, Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa

Michelangelo. La Pietà Rondanini nell’Ospedale Spagnolo del Castello Sforzesco

I lemuri
2015, 80 pp., 58 ill. in b/n
Brossura, 15x21 cm
ISBN: 9788897737698

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Quarta

La città di Milano conserva, dal 1952, l’ultima scultura di Michelangelo Buonarroti, nato a Caprese, in provincia di Arezzo, nel 1475 e scomparso a Roma nel 1564. È un’opera rimasta incompiuta alla morte dell’artista, che su questo blocco di marmo si era impegnato per oltre un decennio. Rappresenta la Madonna in piedi, che regge il corpo morto di suo figlio Gesù, dopo la Crocifissione. Le due figure sono molto allungate, quasi filiformi: tanto diverse dalla potenza fisica che di solito accompagna le creature di Michelangelo. Nel blocco di marmo restano le tracce di una versione precedente, con personaggi caratterizzati da un’anatomia più robusta. L’intensità drammatica del rapporto tra Madre e Figlio, quasi fusi in un corpo solo, va intesa alla luce della profonda religiosità di Michelangelo. L’artista ha affrontato più volte il tema della Pietà, con tecniche e soluzioni differenti: a partire almeno dal gruppo nella basilica di San Pietro in Vaticano, scolpito quando Michelangelo aveva venticinque anni e inseguiva un’idea di bellezza completamente differente, con il florido corpo di Cristo sulle ginocchia di una Maria adolescente. A oltre ottant’anni riduce tutto all’essenziale, recuperando uno schema iconografico di tradizione medioevale. Le vicende della Pietà milanese sono ancora avvolte, per larghi tratti, dal mistero: la scultura si trovava nella bottega romana di Michelangelo al momento della sua morte il 18 febbraio 1564. In seguito sparisce e riappare con certezza soltanto nel 1807 nel palazzo dei marchesi Rondinini (o, più impropriamente, Rondanini) in via del Corso; da qui il nome con cui l’opera è conosciuta: Pietà Rondanini. Dopo più passaggi di proprietà del palazzo romano, la scultura è acquistata, anche tramite una sottoscrizione popolare, dal Comune di Milano nel 1952. Nel frattempo lo stile dell’opera, a lungo trascurata, e considerata marginale nella produzione di Michelangelo, ha incontrato il gusto dei critici e degli artisti contemporanei: e la Pietà Rondanini, un unicum nella scultura del Cinquecento, ha acquisito una posizione privilegiata nella storia dell’arte. Dal 1956 la Pietà di Michelangelo è stata esposta, in un celebre allestimento dello studio milanese BBPR, nella sala degli Scarlioni del Castello Sforzesco: un vasto ambiente pieno di sculture lombarde del Rinascimento – in particolare del Bambaia – negli anni vistosamente modificato e non facilmente accessibile alle persone con disabilità. Di qui la decisione dell’amministrazione comunale di dedicare uno spazio autonomo all’opera di Michelangelo. Si tratta dell’antico ospedale che nel Cortile delle Armi del Castello, ai tempi della dominazione spagnola, ospitava i soldati malati. In questo spazio, dove tanto si è sofferto e tanto si è pregato, ha trovato posto, in un allestimento di Michele De Lucchi, la Pietà di Michelangelo, a partire dal 2 maggio 2015.

Allegati
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Autori

Claudio Salsi
è direttore del Settore Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici del Comune di Milano. Tra le moltissime attività, e le numerose organizzazioni di mostre milanesi, la promozione del progetto «Michelangelo al Castello», nel 2011, con le mostre Michelangelo Architetto a cura di Pietro Ruschi e L’ultimo Michelangelo, disegni e rime intorno alla Pietà Rondanini a cura di Alessandro Rovetta.

Giovanni Agosti
è professore ordinario di Storia dell’arte moderna all’Università di Milano, curatore della grande mostra parigina su Mantegna al Louvre (più di 300.000 visitatori) insieme a Dominique Thiébaut, oltre che della milanese su Bernardino Luini (Bernardino Luini e i suoi figli, Officina Libraria, Milano 2014), con Jacopo Stoppa e l’allestimento di Piero Lissoni. Tra le sue fondamentali pubblicazioni sull’arte del Rinascimento ricordiamo Bambaia e il classicismo lombardo (Einaudi, Torino 1997) e Su Mantegna, I (Feltrinelli, Milano 2005), vincitore del premio Viareggio e oggi alla sua quarta ristampa; alla lunga decadenza culturale della sua città ha dedicato il pamphlet critico Le rovine di Milano (Feltrinelli, Milano 2011). Vedi tutte le pubblicazioni dell'autore.

Jacopo Stoppa
è professore associato di Storia dell'arte moderna all’Università degli Studi di Milano. Studioso della pittura lombarda del Seicento e della scultura rinascimentale lombarda, è autore della monografia di riferimento sul Morazzone (5 Continents, Milano 2003). Tra le varie collaborazioni alla realizzazione di mostre, la co-curatela dei cataloghi di Bramantino a Milano (2012), di Bernardino Luini e i suoi figli (P2014), e de Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari (2018), Fede Galizia (2021).