Jefferson e Palladio

come costruire un mondo nuovo

A cura di Guido Beltramini

Cataloghi di mostre
2015, 176 pp., 32 a colori, 128 b/n
Brossura, 28x21
ISBN: 9788897737773

€ 24,90
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Quarta

L’interrogativo di fondo della mostra: come viaggiano e si duplicano forme e idee? Perché un architetto di una regione periferica dell’Italia settentrionale viene preso a modello per costruire l’architettura del Nuovo Mondo? E soprattutto chi è Thomas Jefferson, l’uomo che scrisse materialmente la Dichiarazione di Indipendenza, il terzo presidente degli Stati Uniti? Un politico, certamente, ma anche un intellettuale che conosceva il latino e il greco e che era convinto che il Nuovo Mondo si potesse costruire solo attraverso la razionalità e la bellezza. Avete presente quelle vedute aeree delle campagne o delle città degli Stati Uniti tutte suddivise in quadrati regolari? È stato Jefferson a fare in modo che fosse così, impostando una griglia riferita ai meridiani e paralleli, ispirandosi agli antichi romani. Ricordate la Casa Bianca, con il portico su colonne come una villa palladiana? Jefferson avrebbe voluto addirittura una copia ingrandita della Rotonda di Vicenza, e comunque la casa del Presidente dei nuovi Stati Uniti, nati da una guerra sanguinosa contro una monarchia, doveva ispirarsi alla architettura di una repubblica, della Repubblica di Venezia. Jefferson era convinto che l’architettura potesse migliorare il mondo intorno a sé. Cominciò a studiarla dai libri, poi durante un lungo soggiorno in Europa, come ambasciatore a Parigi degli Stati Uniti. Costruì tre ville per se stesso e molte altre per i suoi amici. Progettò il parlamento della città di Richmond (Virginia) e negli ultimi anni di vita creò il prototipo del “campus” universitario: la sede dell’Università della Virginia concepita come una architettura aperta, con le aule come padiglioni isolati affacciati su una corte comune, dominata dalla monumentale biblioteca. Per Jefferson Palladio era “la bibbia”. Chiamò la propria villa Monticello perché nei Quattro Libri di Palladio si legge che la Rotonda sorge su “un monticello”. Palladio per Jefferson è colui che ha saputo tradurre la grande architettura romana antica per gli usi del mondo moderno. E soprattutto è colui che ha creato “la villa”, la residenza dei gentiluomini (non cortigiani) che curano i propri interessi in campagna, crescendo sani nella natura e coltivano il proprio spirito con la lettura dei classici.

Allegati
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Indice

SOMMARIO

17 Palladio in America, James S. Ackerman

21 Jefferson e Palladio, Guido Beltramini

39 Jefferson: architettura e democrazia, Fulvio Lenzo

52 FOTOGRAFARE JEFFERSON, Filippo Romano

83 Il palladianesimo in America prima di Jefferson, Bruce Boucher

95 La griglia del National Survey e la democrazia americana, Catherine Maumi

107 Jefferson e la creazione dell’architettura classicista americana, Richard Guy Wilson

117 Jefferson e la prima stagione della statuaria pubblica negli Stati Uniti, Giovanna Capitelli

123 Canova e il monumento a George Washington, Mario Guderzo

131 Palladio, materiali e tecniche costruttive ,Damiana Lucia Paternò

137 Jefferson costruttore, Travis McDonald

149 SCHEDE

150 Monticello

156 Virginia State Capitol

158 President’s House

160 Poplar Forest

162 Bremo

164 Barboursville

166 University of Virginia

170 Bibliografia citata

172 Elenco delle opere in mostra

176 Crediti fotografici